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L’etica come fondamento della Social Entrepreneurship

Aggiornamento: 2 giorni fa

Enactus in dialogo con Mariacarmela Passarelli e Giuseppe Bongiorno


Mariacarmela Passarelli è Professoressa Associata di Economia e Gestione delle Imprese presso il Dipartimento di Scienze Aziendali e Giuridiche dell’Università della Calabria ed è Delegata di Ateneo all’Open Innovation e all’Imprenditorialità. Ha svolto periodi di ricerca come Visiting Fellow presso la HAAS Business School di Berkeley e come Visiting Professor presso l’Università Otto von Guericke di Magdeburgo, in Germania, Manhattan Management Institute di New York.

Accanto all’attività accademica, coltiva un forte impegno verso gli studenti: è Senior Faculty Advisor del team Enactus UniCal e sostiene numerosi progetti studenteschi legati ai temi dell’etica e dell’imprenditorialità.


Giuseppe Bongiorno è Dottore di Ricerca in Economia e Management ed è attualmente Post-Doc presso Il Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Sociologia (DiGES) dell'Università "Magna Graecia" di Catanzaro ma ha seguito il team Enactus Unical, al fianco della professoressa Passarelli, fin dalla sua nascita ed è Junior Faculty Advisor del team Enactus UniCal.


Collaborano da anni alla realizzazione di diverse pubblicazioni, in particolare dedicate a temi di imprenditorialità, innovazione e trasferimento tecnologico. É un piacere dedicare loro questo articolo, con il quale ci presentano il loro paper dedicato all’etica nell’imprenditorialità sociale all’interno del programma Enactus Italia.


Il paper “Social entrepreneurship education for university students: The experience of ENACTUS Italy” si pone obiettivi ambiziosi nell’ambito della ricerca sull’etica nell’imprenditoria sociale. Qual è la domanda di ricerca e qual è l’obiettivo principale del vostro lavoro?


Giuseppe Bongiorno: Il paper rientra tra quelli che sono gli interessi di ricerca di entrambi. Da tempo ci occupiamo di imprenditorialità e, in particolare, di Social Entrepreneurship. Da un lato volevamo offrire un esempio pratico di cosa significhi un prog etto di Social Entrepreneurship, dall’altro collegare questo caso ad aspetti più teorici. L’obiettivo è stato quello di capire come un programma di Social Entrepreneurship possa integrare aspetti filosofici legati all’etica, intesa in senso ampio, includendo dimensioni personali ed ecosistemiche, e come possa contribuire a preparare una nuova generazione di imprenditori sociali.


È stato un lavoro di gruppo importante: come si è sviluppata la collaborazione con il Dott. Nicolaj Corrado?


Mariacarmela Passarelli: Nella prospettiva della diffusione della conoscenza, abbiamo voluto realizzare un lavoro scientifico che potesse essere compreso anche da un pubblico non strettamente accademico. Ci siamo però resi conto di aver bisogno di una competenza che non rientrava pienamente nel nostro spettro scientifico: la filosofia. Da qui è nata la collaborazione con l’Università di Pisa e con il dott. Nicolaj Corrado. Insieme abbiamo lavorato sul concetto di etica così come proposto da Paul Ricoeur, integrando il suo contributo filosofico con il nostro background di ricerca in imprenditorialità e con l’esperienza maturata come Faculty Advisor in Enactus e in altri programmi.


Nel paper unite la Gioia Methodology, un approccio qualitativo che fa emergere teoria dalle esperienze, con la filosofia etica di Paul Ricoeur. Come questo dialogo tra ricerca e filosofia ha aiutato a far emergere la dimensione etica dell’esperienza Enactus?


Giuseppe Bongiorno: Dal punto di vista metodologico abbiamo utilizzato la Gioia Methodology per garantire rigore scientifico, rientrando nei canoni della ricerca qualitativa e della grounded theory. Attraverso interviste e materiali raccolti, siamo riusciti a individuare delle dimensioni aggregate e sono emersi in modo ricorrente riferimenti a dimensioni etiche. 

A quel punto la filosofia di Paul Ricoeur è diventata una lente interpretativa, non un approccio a priori, ma uno strumento per concettualizzare gli aspetti più rilevanti emersi dai dati. Con il supporto del nostro co-autore filosofo abbiamo collegato le dimensioni aggregate alle cinque macro-aree del pensiero di Ricoeur: self-respect, self-esteem, respect for others, solicitude e just institutions.


Mariacarmela Passarelli: Un elemento particolarmente interessante è stata la dimensione evolutiva del modello: dal singolo, al team, fino alle istituzioni. Questo ci ha permesso di osservare come un modello di educazione imprenditoriale debba partire dalla persona, dal rispetto di sé e dal miglioramento individuale, per poi passare al team, attraverso il rispetto per gli altri e il “take care”, per poi arrivare a riconoscere l’importanza delle istituzioni, intese come ecosistemi virtuosi di crescita personale e professioanle. Il pensiero di Ricoeur ci ha accompagnato lungo questo percorso, dalla dimensione individuale a quella del bene comune.


Giuseppe Bongiorno: Nel paper abbiamo inoltre collegato queste dimensioni al processo Enactus: dalla scelta individuale di partecipare, alla formazione dei team, fino all’inserimento in un ecosistema più ampio, come la National Competition e la World Cup. Una delle questioni sollevate dai reviewer riguardava proprio questo aspetto: l’etica è già presente nei partecipanti o è il programma a svilupparla? Abbiamo cercato di rispondere legando ogni fase del processo a una specifica dimensione etica.


Enactus per voi è anche un’esperienza appresa sul campo. Come è nato il progetto all’Università della Calabria e quale impatto ha avuto sulla comunità accademica e studentesca?


Mariacarmela Passarelli: Quando ho conosciuto Enactus mi sono sentita subito a casa: ho trovato una just institution, un ambiente in cui ho riconosciuto i miei valori. Enactus è un ecosistema in cui si sta bene, si costruiscono relazioni positive e si dà priorità al benessere delle persone. Il risultato arriva come conseguenza del fatto che le persone stanno bene. Questo è, a mio avviso, il vero plus di Enactus rispetto a molti altri programmi di imprenditorialità che ho conosciuto negli ultimi vent’anni: la cura delle persone, degli studenti e degli advisor, sia dal punto di vista tecnico sia umano. Da qui nasce la qualità dei progetti e il forte coinvolgimento della comunità studentesca.


Guardando al futuro, qual è la vostra visione?


Mariacarmela Passarelli: Da oggi, come delegata di Ateneo all’Open innovation e all’Imprenditorialità, lavorerò per dare a Enactus un respiro di Ateneo. Credo che l’imprenditorialità ispirata all’etica e al bene comune non debba essere solo prerogativa della social entrepreneurship, ma debba diventare il paradigma dominante. In questa prospettiva, ritengo fondamentale rafforzare anche la collaborazione tra i Faculty Advisor all’interno del network Enactus, creando spazi strutturati di confronto, scambio e crescita condivisa tra docenti impegnati nell’educazione all’imprenditorialità e nelle relative traiettorie di ricerca. Insieme alla collega prof.ssa Alessandra Scroccaro, stiamo portando avanti un percorso che affianca alle attività progettuali ENACTUS anche una linea di ricerca dedicata. In particolare, stiamo lavorando all’implementazione del modello Ethical Entrepreneurial Education Scorecard, che apre a nuove prospettive comuni di misurazione, valutazione e riflessione sull’etica nei programmi di entrepreneurship education. Formare i leader del futuro significa adottare modelli di entrepreneurship education basati sul benessere individuale, dei team e degli ecosistemi. Il well-being non è solo stare bene, ma stare bene per fare bene. Enactus va da anni in questa direzione.


Potete trovare il loro articolo pubblicato su The International Journal of Management Education al seguente DOI: https://doi.org/10.1016/j.ijme.2025.101239
Potete trovare il loro articolo pubblicato su The International Journal of Management Education al seguente DOI: https://doi.org/10.1016/j.ijme.2025.101239

Intervista a cura di Angelica Giuliani


 
 
 

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